the cat is on the table

Racconto erotico su One piece scritto da: Zomi

… sghiinnnn… trrr-tttt… -♪Welcome at Brook’s English Lessons: yohohoho! The easy course to speak english! Yohohoh-oh: let’s start together! ♪

Zoro non era portato per le lingue.
In famiglia lui era lo sportivo, quello che si allenava molto e studiava poco.
Quello che aveva sempre avuto difficoltà a scuola e che non aveva minimamente pensato di perseguire la strada universitaria.
La poliglotta, l’appassionata di lingue e culture diverse era sua sorella Perona, e no, assolutamente non lui.
Era lei che parlava più idiomi e sognava di viaggiare per il mondo.
A Zoro non interessava avvicinarsi a nuove culture, assaggiare cibi esotici, impostare la voce con accenti a lui sconosciuti e aspirare vocali col naso per farsi capire.
No, a lui le lingue straniere non interessavano affatto.
O almeno, prima di lei.

First Cd: Lesson number One.

Scambio interculturale lo aveva chiamato sua madre, affiancata dal muto e accondiscendente consorte.
Non che Drakul avesse avuto molte opportunità di opporsi.
Per cinque mesi avrebbero ospitato una ragazza alla pari, con cui scambiarsi le reciproche usanze e con cui Perona avrebbe potuto esercitare il suo inglese.
Affascinante vero?
Si, affascinante un corno aveva pensato Zoro, lui che di inglese non ci capiva un accidenti.
Come comunicare con questa sconosciuta proveniente da chissà dove?
Come dirle di non rivolgergli parola che tanto non avrebbe capito un tubo?
Come interagire e farsi capire?
-Potresti rispolverare l’inglese delle superiori- aveva proposto sua madre Boa, convinta che quell’opportunità sarebbe giovata anche a lui –Sarebbe meraviglioso, no?
Si meraviglioso.
Meraviglioso davvero: per quasi metà anno avrebbe avuto un’inglese bevi thè dipendente per casa, con cui non avrebbe potuto scambiar parola e per di più, ogni parola che avrebbe pronunciato, per lui sarebbe stato arabo.
Meraviglioso!
Si, un’esperienza meravigliosa.
Meravigliosa come Nami.

A cat.

Nami.
Con i suoi grandi occhi nocciola.
Con i capelli rossi come fuoco (-Scozzese! È rosso scozzese Zoro: Scottish Red! Ripeti su!- lo incitava sempre Perona), il sorriso sempre sulle labbra e un cipiglio niente male che si intuiva anche se non si parlava la stessa lingua.
Nei primi giorni era stato circospetto, si studiavano da lontano e si scambiavano occhiate interrogative a vicenda, lui perché non capiva una sola parola di lei, lei perché non capiva una sola parola di lui.
Era durato appena tre giorni prima di chiedere a sua sorella di fargli da interprete, traducendogli qualche frase e concedendogli degli aiuti, giusto quelli da capire che avevano più o meno la stessa età, a entrambi piaceva la birra e avevano la testa dura.
Perona era durata una settimana, poi aveva dato forfait e aveva consigliato calorosamente al fratello di arrangiarsi e riprendere in mano la lingua anglofona se voleva comunicare con la suadente e affascinante ragazza alla pari.
-…e se non ci riesci sono affari tuoi!-
Aveva fraternamente aggiunto.
E Zoro si era così ritrovato a rimetter mano all’inglese.
E Zoro si era così ritrovato con la lingua di Nami in bocca e le mani ancorate ai suoi fianchi snelli e invitanti.

The cat is on the table.

Aveva provato a ripassare le regole basi, i verbi più semplici e le frasi colloquiali più banali, ma il risultato era stato deludente: a ogni frase pronunciate Nami sgranava gli occhi e inclinava il capo emettendo un “Sorry?” sempre più schioccato e confuso.
Era come voler comunicare con un alieno, e Zoro non era certo di essere lui il terrestre.
Non aveva comunque abbandonato l’idea di creare un legame con la rossa, e il fatto che la ragazza lo cercasse e provasse anche lei a instaurare un dialogo era confortante e lo spronava ad abbattere la barriera linguistica che li divideva.
Le occhiate si susseguivano, i sorrisi, la comunicazione non verbale e corporea, le mani che si cercavano e sfioravano in ogni occasione.
Ma non bastava!
Non era mai abbastanza.
Quel pomeriggio Nami aveva tentato l’ennesimo approccio con lui, con parole semplici, facili, proponendo un cinema (si, Zoro era certo di aver sentito la parola universale “cinema”) e qualcos’altro che il giovane non aveva ben afferrato.
-Uhm… yes…- aveva borbottato, ghignando al sorriso felice che Nami gli aveva rivolto per la sua risposta -… cinema è ok…- si era alzato dalla tavola che occupavano, ricevendo un’occhiataccia -… ok, no?-
La rossa lo aveva squadrato da capo a piedi, sbuffando spazientita dalla riposta non chiara.
-Where is a cinema?- aveva ripetuto –Would you come with me?-
Nuova risposta confusa da parte di Zoro, nuovo sbuffo nervoso di Nami.
No, non si poteva andare avanti così!
Perché diamine non capiva che gli aveva chiesto di andare al cinema con lei?
Era così difficile per lui capire che desiderava una rapporto che andasse oltre la comunicazione a gesti e di parole mezze mangiate?
Aveva sbuffato sonoramente, i capelli agitati dal nervosismo e dalla voglia di essere qualcosa di più per Zoro che la ragazza alla pari con cui Perona si esercitava.
Non aveva spettato che il verde afferrasse il frasario che sua sorella gli aveva lasciato, non gli aveva lasciato il tempo di parlottare nella sua lingua secca e rumorosa.
Lo aveva baciato zittendolo.
Lo aveva baciato e ben presto si era ritrovata sopra la tavolo con le mani dentro i pantaloni di Zoro.

Nami is on the Table.

La lingua di Zoro spaziava dentro la sua bocca, parlando senza uso di suoni.
Da dolce e delicato, ben presto il loro bacio aveva lasciato spazio al desiderio accumulato in quei primi mesi di convivenza silenziosa, permettendo alla comunicazione non verbale un vocabolario ben più vasto di pochi semplici gesti.
Le mani che si stringevano ai fianchi nudi di Nami, indicavano perfettamente quando Zoro la desiderasse vicino, le dita veloci e abili nel spogliarlo dalla maglia esprimevano in modo esemplare l’appetito di Nami nel scoprirlo in ogni sua sfaccettatura.
Il respiro affannato di entrambi dava voce sulle rispettive labbra a parole non ancora espresse, e che racchiudevano la cupidigia del conoscersi e stare insieme repressa fino a quel giorno.
Con minima delicatezza, Zoro sollevò da terra Nami, facendola sedere sul tavolo, mezza imprecazione espressa sulla metà del bacio per la sua maglia sul pavimento che aveva osato ostacolarlo nel movimento.
I bottoni della camicia della rossa erano scivolati con facilità un dopo l’altro da ogni rispettiva asola, permettendogli di godere della visione delle collinette rosee della ragazza, nude e prive di altre barriere.
-Do you like it?- aveva soffiato maliziosa Nami, ridacchiando del suo sguardo perso nel squadrarle il petto, tornando a baciarlo quando provò a pronunciare quale esile parola.
No, tempo per provare a parlare ne avevano già perso abbastanza.
Riprese a baciarlo con foga, la lingua che lappava lesta la gemella di Zoro, mentre le mani correvano sugli addominali del ragazzo e più giù, dentro i pantaloni scuri della tuta, a dar sollievo a qualcuno che non aveva bisogno di parole per esprimere quanto eccitato e voglioso di lei fosse.
Ansò lasciva, la bocca di Zoro sulla sua gola palpitante a leccarla nel scendere sui seni, eccitandola e costringendola a stringere le gambe sui fianchi di lui, in una muta preghiera di non smettere.
Lo poteva sentire ansimare tra i baci che le lasciava sul petto, stringendo le mani sui suoi fianchi scoscesi per trattenersi nel non venire nei pantaloni per le carezze che lei gli dedicava, massaggiando il suo sesso e spingendoselo sempre più vicino.
-… Nami…- la invocò piano, la bocca premuta a mordere la spalla tatuata i capelli rossi accarezzati con devozione mentre lei ansimava contro il suo collo, scaldandolo.
Lo leccò piano, abbassandogli i pantaloni quel tanto che bastava a liberarlo dell’impiccio dei vestiti, guidandolo su di lei e aiutandolo, reggendosi contro le sue spalle, a sfilarle gli short e l’intimo, le labbra incapaci di restare divise.
-… Zoro… ah… please…-

Nami si on the table and Zoro is kissing her.

La baciò sulle labbra aperte ad ansimare, nell’incavo dei seni dove il cuore batteva con forza e desiderio, sul ventre piatto e morbido, e tra le gambe umide e pronte per lui.
Non aveva mai desiderato nessuna come lei.
Il suo profumo, il suo sorriso, i suoi occhi, il modo in cui lo accarezzava, eccitava baciandolo e sfiorandolo… tutto di lei lo faceva impazzire!
Si addossò con i palmi sul tavolo, il membro fremente contro il sesso di Nami, lasciandosi accarezzare dalle sue mani e dalla sua bocca, che lo lambiva ovunque potesse farlo.
Con mani delicate, Nami gli accarezzò il volto, baciandolo sulle labbra, scendendo a palmi pieni sul petto nudo.
Non le era mai successo di provare qualcosa di così forte e pazzo per qualcuno, con cui poi non riusciva nemmeno a comunicare!
Ma le bastava guardarlo, incrociare il suo sguardo d’ossidiana e ricevere un suo ghigno storto per sapere che le parole sarebbero state superflue per loro e che bastavano i gesti -spontanei e semplici come il dividere una birra o tenersi per mano durante i pasti- ad esprimere ciò che sentivano.
Delicata, lo guidò, avvicinandolo e permettendogli di farla sua.
Liberò un lungo respiro quando lo sentì dentro di lei, tremando sul tavolo quando le spinte iniziarono a susseguirsi con forza a un ritmo sostenuto, costringendo Zoro ad addossarsi con la fronte a una sua spalla mentre lei si aggrappava a lui, graffiandogli la schiena nuda e invocandolo a gran voce.
Una, due, tre spinte e le sembrava che la cucina, il tavolo su cui si stavano amando, le discutibili tendine scelte da Boa fossero scomparsi, lasciandoli soli.
Il respiro caldo di Zoro le bruciava la pelle, marchiandola di sua proprietà, mentre le spinte acceleravano.
-… ah ah ah Zoro…-
Si stese sulla tavola, la camicia aperta ad attutire il freddo del ripiano, e con mano sicura guidò quelle di Zoro su di sé, su quel petto tanto agognato dal ragazzo che ora lo stringeva e massaggiava, rubando nuovi respiri strozzati alla rossa.
Gli occhi le si chiudeva di piacere per come la toccava e amava, non risparmiandosi.
Le sue calde mani scivolarono ai fianchi, stringendoli con forza.
-… sto… sto per venire…- ansò spingendosela contro -… Nami…-
-… Zoro, I’m cumming: don’t stop or I’ll kill you!-
Kill.
Una parola che conosceva bene Zoro.
Ghignò, spingendosi in lei, le mani strette ai fianchi per aiutarsi nel coito, mentre la bocca tornava a baciarla con passione, ricevendo in cambio i piedi ben impiantati di Nami sui reni a spingerlo più in profondità e le sue mani, beate e dannate, strette sulle sue spalle, impiantate con le unghie a non perdere il ritmo.
Si leccò le labbra, muovendosi un’ultima volta prima di ansare roco tra i seni di Nami, che gemette languida il suo amplesso, respirandogli nell’orecchio.

Nami is on the table and with Zoro… well… they are… yohohoho-ho!

Restò fermo tra le gambe di Nami, il sudore che gli grondava dal viso e il petto che si alzava e abbassava velocemente ancor in preda agli spasmi dell’amplesso.
-Dannazione- esordì, accarezzando una coscia nuda di Nami -È stato…-
-… amazing…- esalò Nami, i capelli come onde sulla tavola e lo sguardo liquido su di lui.
Con ghigno in viso, Zoro l’aiutò a sollevarsi col busto, stringendola al petto e baciandola con foga, una mano alla nuca l’altra nella sua in una morsa decisa.
La sentì ridacchiare, borbottando qualcosa di indefinito e tornò a baciarla solo per il gusto di ritrovare una comunicazione che era certo capissero entrambi.
Nami l’accarezzò sul viso, baciandolo a stampo e guardandolo con dolcezza.
Se solo avessero parlato la stessa lingua!
Posò la fronte sulla sua, la voglia di far ballare ancora il tavolo che tornava a galla mentre i respiri si calmavano.
-Again…- miagolò piano, strusciandosi con i seni su di lui.
-Se solo capissi ciò che dici- sussurrò Zoro baciandole le labbra.
L’osservò fargli gli occhi dolce, sorridendogli accattivante e vogliosa mentre le sue mani vagavano su di lui e sul suo sesso, a risvegliarlo dal torpore della pausa.
-Ancora?- ghignò afferrandole le natiche e sollevandola dal tavolo rubandole un leggero urletto.
Sghignazzò, avanzando ballonzolante per casa, continuando a baciarla e a farsi vezzeggiare
-Non capisco una sola parola che dici- le sfilò anche la camicia, abbandonandola sulle scale -Ma penso riusciremo lo stesso a intenderci- ghignò leccandole un seno.
Nami rise, baciandolo con trasporto mentre veniva adagiata sul letto del ragazzo, i corpi febbricitanti nell’attesa di riunirsi.
-I can’t understand a single word you say- lo spinse supine sotto di se, calandosi su di lui e la sua erezione -… but I guess we’ll get along fine anyway-
Furono le ultime parole che non capirono reciprocamente.

End of Lesson Number one.
Please repeat a lot.
Yohohohohoho-oh!

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *